Ufficio Stampa

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Roma. sette colli, due Stati, cento città.
16 Mag 2019

Questa Ricerca è stata realizzata da Federconsumatori Lazio e Forume Terzo Settore Lazio.

I numeri per Roma hanno avuto sempre molto significato, fin dalla sua fondazione. Nata su 7 Colli, retta da 7 Re, considerata eterna per la presenza di 7 particolari reliquie dell’antichità, furono,12 gli avvoltoi che designarono Romolo quale fondatore, le verghe del littorio, simbolo del potere, gli ancilia (scudi), simbolo della sua invincibilità. Ma poi, naturalmente, anche il 3, la triade capitolina, gli Orazi che salvarono Roma da Alba Longa, la simultanea coesistenza dei poteri in equilibrio della Res Publica (Senato, Consolato e Tribunato).

Ecco perché abbiamo Intitolato questa ricerca: Roma. sette colli, due Stati, cento città.

Vorremmo dare, così, la dimensione dell’aspetto che si sta trattando, con il riferimento ai sette colli che rappresenta, sì, la sua storia e la sua magnifica identità, ma anche la sua «vecchiaia», se così si può dire e, in qualche caso anche la sua «obsolescenza»; con il riferimento ai 2 stati, quello Italiano, ovviamente, e quello Vaticano, interamente incastonato nella Città, che dà l’immagine della sua complessità e, infine, con il riferimento alle Cento città che Roma è ogni giorno e che rappresenta il suo presente difficilissimo e dà l’immagine della sua fragilità. Roma è una città complessa, prima ancora che trascurata ed è trascurata anche perché non se ne riconosce a fondo la complessità.

Basti pensare che contiene al suo interno, oltre che uno Stato, come abbiamo detto, almeno altre 15 città, i suoi 15 Municipi. Ogni Municipio di Roma ha i numeri di una Città, in più di un caso, ha i numeri di un Capoluogo di Regione. Il Municipio più popoloso, nella lista degli 8.000 (circa) comuni d’Italia, occuperebbe il 9° posto, quello con meno abitanti, il 31esimo . Ma non basta. Ecco alcuni ordini di grandezza, che rendono l’idea delle sue diverse dimensioni.

 

link: http://www.federconsumatori.lazio.it/images/pdf/Roma_sette_colli_due_stati_cento_citt.pdf

 

Quali documenti archiviare e per quanto tempo

Chi non ha mai pensato di liberarsi in un colpo solo di tutte le scartoffie accumulate in casa?  La tentazione di mettere ordine tra le proprie carte è forte e accomuna tutti noi. Prima di cedere, però, è meglio verificare che quei documenti non ci servano davvero più, al fine di non rischiare di dover pagare due volte la stessa multa o bolletta. Bollette, fatture, ricevute, scontrini e altro devono essere conservati per i giusti tempi, per averli a disposizione in caso di controlli fiscali.

Perchè conservare documenti e ricevute di pagamento?

Conservare i documenti cartacei importanti, si sa, è buona regola in caso di controlli, per esempio riguardanti eventuali multe o tasse non pagate.

Conservazione della dichiarazione dei redditi

Tenere le fatture e i documenti che permettono di detrarre le spese quando si fa la dichiarazione dei redditi è fondamentale per pagare meno imposte. Il principio cardine per l’inserimento di una spesa in dichiarazione è quello “di cassa”, cioè bisogna fare riferimento al periodo in cui quella spesa è stata sostenuta: se a marzo 2018 abbiamo pagato l’assicurazione annuale sulla vita (la cui copertura dura, quindi, fino a febbraio 2019), fa fede la data in cui abbiamo versato il premio. Quella spesa andrà quindi interamente detratta nella dichiarazione del 2019 relativa ai redditi 2018. Il fisco ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione per effettuare controlli. La dichiarazione dei redditi presentata nel 2019 deve essere conservata, con la relativa documentazione, per cinque anni, cioè fino al 31 dicembre 2024. Nel caso in cui si sarebbe dovuta presentare la dichiarazione e non lo si è fatto, il fisco estende a sette anni la possibilità di fare controlli.

Conservazione delle bollette

Ci sono documenti da conservare per non pagare due volte per lo stesso servizio in caso di contestazioni. Le bollette di acqua, luce, gas e telefono vanno tenute per 5 anni dalla scadenza. Per luce e gas, la prescrizione dei controlli si riduce a 2 anni in caso di rilevanti ritardi nella fatturazione per colpa del fornitore.

Conservazione degli scontrini

Per far valere tutti i diritti previsti dalla legge nel caso si acquisti un prodotto che presenta difetti o non funziona a dovere, è opportuno conservare lo scontrino di acquisto per il tempo di durata della garanzia del bene, quindi per almeno 26 mesi. Se per il prodotto che si è comprato si è sottoscritta una garanzia di maggiore durata da parte del produttore, bisogna conservare lo scontrino d’acquisto e il certificato di garanzia per tutta la durata di questa garanzia aggiuntiva.

Conservazione delle multe

In generale, il termine di prescrizione per il pagamento delle multe per infrazioni al Codice della strada è di 5 anni. Bisogna però fare una distinzione: i 5 anni valgono infatti per le violazioni accertate da polizia stradale o carabinieri (per esempio, per eccesso di velocità in autostrada), mentre per quelle rilevate dal Comune, solitamente attraverso i vigili urbani, il termine di prescrizione è di 2 anni dalla cosiddetta “iscrizione a ruolo” della multa, cioè dal momento in cui il Comune ordina all’agente per la riscossione di avviare la procedura per incassare la sanzione. Prima di tale data la prescrizione rimane in standby (non ne decorrono i termini): il Comune, per esempio, può impiegare un anno per iscrivere a ruolo la multa; poi, una volta consegnato il ruolo all’esattore, scattano i 2 anni di prescrizione.

Dichiarazione dei redditi

5 anni

bollette

5 anni

Scontrini

26 mesi

multe

5 anni

Spese condominiali

5 anni

affitto

5 anni

mutuo

5 anni

Bonus ristrutturazione edile

5 anni

Bollo auto

3 anni

Ricevute di pagamento

3 anni

Imposte sugli immobili

5 anni

Conferenza Stampa "Roma sette colli, due estati, cento città
10 Mag 2019

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Conferenza Stampa per la Presentazione della ricerca di Federconsumatori Lazio e Forum Terzo Settore sullo stato di alcuni servizi di Roma Capitale. 
Appuntamento il 16 maggio 2019 ore 9:30 Sala della Presidenza III Municipio Piazza Sempione, 15 Roma

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Il progetto nasce, dalle evidenze statistiche e scientifiche, come uno spazio, promosso dalla Cooperativa Magliana 80, da anni attiva nel territorio di Roma, con il patrocinio del Municipio Roma XI ed in collaborazione con i servizi sanitari, dove si vuole porre attenzione all'informazione, alla prevenzione, alla cura e al sostegno alle persone che presentano una Dipendenza da Gioco d’Azzardo.
Il progetto presenta varie e diverse attività ed azioni sul territorio come progetti di prevenzione, informazioni, aggiornamento e lo sportello SOS AZZARDO.

E' previsto lo sviluppo di un sistema territoriale: rete SOS UNDICI e interventi specialistici di assistenza consulenziale legale ed economica e percorsi psicoterapeutici, è rivolto a giocatori d'azzardo patologici, ai familiari ed ai loro amici. Le prestazioni sono gratuite. La durata prevista e di 10 mesi, con termine nell'Ottobre 2019.

Sono previste attività informative presso le realtà territoriali, luoghi di aggregazione e sale giochi. Il progetto prevede percorsi formativi per le persone impegnate nella rete. Saranno erogate attività di corretta informazione, percorsi consulenziali e psicoterapici con i giocatori.

Referenti: Dott. Guglielmo Masci - Dott.ssa Germana Cesarano
Via della Magliana Nuova, 160 - 00146 Roma (RM) email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel. 333. 7681088

 

 

 

 

Per tutti coloro che non hanno ancora compiuto 45 anni il decreto legge 4/2019 introduce la possibilità di un riscatto agevolato per gli anni dal 1996 in poi.

la nuova agevolazione sui riscatti prevede un costo contenuto. Si tratta di una opzione che non stravolge le forme di riscatto tradizionali - che restano in vita - ma piuttosto aggiunge una possibilità in più, come quella già accessibile a prezzo ridotto a condizione però di non aver mai lavorato prima (per i cosiddetti inoccupati).

Il primo requisito è evidente: non aver compiuto i 45 anni di età. Riscattare gli anni di studio universitari pagando un forfait annuo di poco più di 5mila euro sarà consentito (ammettendone la domanda) fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età.

Il costo per ogni anno di riscatto ruoterà attorno 5.240 euro e sarà rateizzabile in un massimo di 10 anni, senza interessi, e rappresenterà un onere deducibile nell'anno o negli anni di imposta in cui viene materialmente sostenuto.

Il costo del riscatto agevolato è calcolato con le modalità oggi previste per quello laurea per gli inoccupati: moltiplicando l’aliquota Ivs vigente (33%) per il reddito minimo soggetto a imposizione della Gestione Inps di artigiani e commercianti, pari a 15.710 euro nel 2018, per una spesa di 5.185 euro circa per ogni anno riscattato. Un metodo meno costoso di quello tradizionale per i periodi contributivi, che prende invece come riferimento non una base forfettaria ma l’ultima retribuzione imponibile del lavoratore prima della richiesta per applicare la percentuale del 33 per cento.

Per chi sta valutando l’ipotesi di chiedere il riscatto agevolato degli anni all’università bisogna però fare attenzione a una condizione: il nuovo riscatto della laurea è valido solo per arrivare prima al traguardo della pensione ma non incide minimamente sulla misura dell’assegno. In altre parole, si recuperano anni per avvicinarsi alla pensione, ma i contributi versati per questi anni non consentono di aumentare l’importo della stessa.

Gli eventi riscattabili sono: diploma universitario (2-3 anni di durata), laurea triennale, quadriennale o a ciclo unico, diploma di specializzazione post-laurea, dottorato di ricerca (se ci sono i contributi alla gestione separata Inps). Il riscatto è possibile anche per periodi parziali, più brevi rispetto alla durata legale del proprio corso di studio.

Chi dunque abbia meno di 45 anni, ma intenda riscattare un periodo anteriore al 1996 che sia di competenza del metodo di calcolo retributivo, non potrà chiedere il riscatto agevolato.

Facciamo due esempi. Per un lavoratore che ha meno di 45 anni e ha studiato all’università cominciando nel 1994 per 4 anni il riscatto potrà essere richiesto in forma agevolata solo per i periodi a partire dal 1° gennaio 1996: dunque in totale 2 anni e 10 mesi (fine anno accademico a ottobre 1998).

Un lavoratore che studiava negli stessi anni del precedente, ma abbinava agli studi lavoretti stagionali nei mesi di luglio e agosto di ogni estate potrà riscattare solo 2 anni e 4 mesi visto che perde due mesi di riscattabilità nel 1996, 1997 e 1998 e troverà comunque applicazione la regola generale secondo cui non si può riscattare un periodo già coperto da contributi obbligatori.

Chi è interessato a valutare l'opzione del riscatto può collegarsi al sito dell'Inps, dove con le proprie credenziali, si può accedere a una sezione dedicata al riscatto della laurea e calcolare quanto costerebbe l'operazione con le regole vigenti finora. Il costo dipende da due fattori: il reddito e l'età anagrafica. Il riscatto risulta più conveniente appena terminati gli studi, versando un importo fisso se non si hanno ancora contributi da lavoro. La domanda di riscatto va presentata online, attraverso il sito Inps, utilizzando il proprio Pin personale.

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