La Legge sul sovraindebitamento permette alle persone fisiche e alle famiglie di risanare la propria condizione debitoria ricorrendo a qualcosa di simile ad una “procedura fallimentare”, attraverso la quale si tenta di trovare un accordo con i Creditori dinanzi al Giudice.

L’accordo in questione può permettere di giungere ad una forma simile di saldo e stralcio delle singole posizioni debitorie con società finanziarie, Banche, Fisco, Agenzia delle Entrate e qualsiasi altro tipo di Creditore. Il vantaggio c’è tanto per il Debitore, in quanto riesce a trovare una soluzione con la quale ridurre il proprio debito complessivo, quanto per il Creditore (anche Fisco e Agenzia delle Entrate) che ha, così, la possibilità di giungere ad un accordo, anziché ricorrere a procedure esecutive lunghe e incerte.

Cos’è il sovraindebitamento

Per sovraindebitamento si intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente.

Alla opportunità di Legge possono accedere i soggetti ai quali non si applica la legge fallimentare, e in particolare: Consumatori, esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

La Cassazione ha definito la nozione di Consumatore come persona non necessariamente priva, dal lato attivo, di relazioni di impresa o professionali, sia pregresse che attuali, essendo richiesto soltanto che dette relazioni non abbiano dato vita ad obbligazioni residue, atteso che nello stato di insolvenza finale del consumatore non possono comparire obbligazioni assunte per scopi relativi alle predette attività di impresa o professionali. Pertanto, per la Legge citata, è un Consumatore solo quel Debitore, persona fisica, che ha contratto debiti per far fronte ad esigenze personali o familiari, senza riflessi diretti in una attività di impresa o professionale propria. Quindi anche

  • Professionisti, artisti e lavoratori autonomi e società professionali;
  • Imprenditori “sotto soglia” (cioè non aventi i requisiti richiesti dalla legge per il fallimento);
  • Associazioni e Fondazioni riconosciute, Organizzazioni di volontariato, associazioni sportive, Onlus, ecc.

Come ottenere l’esdebitazione

Il Giudice deve accogliere il piano o la procedura di liquidazione. Il decreto di esdebitazione è emesso se il Giudice ritiene validi tutti i presupposti previsti dalla legge e in particolare che:

  • Il Debitore si sia dimostrato collaborativo e ben disposto alla risoluzione del piano o della liquidazione patrimoniale.
  • Non abbia beneficiato negli ultimi 8 anni un’altra esdebitazione.
  • Non sia stato condannato definitivamente per uno dei reati previsti dalla legge sul sovraindebitamento.
  • Abbia svolto negli ultimi 4 anni o abbia cercato attivamente una nuova occupazione senza rifiutare buone proposte di lavoro.
  • Siano stati soddisfatti almeno in parte i Creditori.

Per quali debiti si ha diritto all’esdebitazione

L’esdebitazione può essere ottenuta per qualsiasi debito tranne che per:

  • Debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari.
  • Debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale.
  • Sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
  • Le procedure di composizione della crisi sono tre: accordo con i Creditori, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio.

Accordo con i Creditori

Il Debitore può proporre al Creditore o ai Creditori un accordo di ristrutturazione del debito.

La proposta di accordo deve indicare l’elenco di tutti i Creditori e relative somme dovute, l’elenco dei beni, gli eventuali atti di disposizioni effettuati negli ultimi cinque anni, le ultime tre dichiarazioni dei redditi, l’elenco delle spese per il sostentamento del Debitore e della sua famiglia (con indicazione del numero dei componenti), l’attestazione di fattibilità del piano rilasciata da un professionista (avvocato o commercialista).

Se svolge attività di impresa, il Debitore deve indicare anche le scritture contabili autentiche degli ultimi tre anni.  La proposta di accordo deve essere depositata presso il tribunale del luogo di residenza o sede del Debitore tramite gli appositi Organismi di composizione della crisi

Se la proposta è completa di tutti i requisiti e ammissibile, il Giudice fissa un’apposita udienza, alla quale, in assenza di iniziative o atti in frode ai Creditori, dispone che per non oltre 120 giorni non possano essere esperiti da parte dei Creditori aventi titolo o causa anteriore, nei confronti del Debitore, a pena di nullità: azioni esecutive individuali, sequestri conservativi, acquisizione di diritti di prelazione sul patrimonio del Debitore.

Tale sospensione non opera nei confronti dei Creditori titolari di crediti impignorabili; durante tale periodo inoltre le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano. Dopo che tutti i Creditori sono stati informati dall’Organismo del contenuto della proposta, l’accordo si ritiene raggiunto quando essi fanno pervenire al medesimo organismo di composizione della crisi la dichiarazione scritta del proprio consenso alla proposta, con eventuali modifiche. L’accordo si ritiene raggiunto quando si ottiene il consenso del 60% dei crediti. Nel caso in cui i Creditori non comunichino espressamente il proprio consenso entro i 10 giorni precedenti all’udienza si applica la regola del silenzio assenso ai fini del calcolo della percentuale.

Piano del consumatore

La seconda alternativa è detta Piano del Consumatore: a differenza di quanto accade nell’accordo con i Creditori, non è richiesto il consenso del Creditore.

Il Debitore si fa autorizzare direttamente dal Giudice, il quale, se ritiene che il programma di pagamento sia soddisfacente e commisurato alle effettive possibilità del Debitore, lo autorizza, decurtando la residua parte della passività. È in ogni caso ammessa la contestazione dei Creditori sulla convenienza del piano.

Il Piano del Consumatore può rappresentare la scelta più vantaggiosa anche se l’accoglimento della proposta è rimesso interamente alla discrezionalità del Giudice. Per tale motivo vi è l’obbligo da parte dell’Organismo di Composizione di redazione, di produrre una relazione particolareggiata, da allegare al piano e contenente

  • L’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal Consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni;
  • L’esposizione delle ragioni dell’incapacità di adempimento da parte del Consumatore;
  • Il resoconto della solvibilità del consumatore negli ultimi 5 anni;
  • L’indicazione degli eventuali atti del Debitore impugnati dai Creditori.

Poiché la proposta del piano non sarà portata all’esame dei Creditori, il Tribunale non solo dovrà verificare la sua fattibilità, ma anche valutare la meritevolezza del Consumatore e l’assenza di colpa nell’assunzione di obbligazioni eccessive rispetto alla sua capacità di rimborso. Il Debitore presenta una lista di beni da vendere con il cui ricavato verranno estinti i debiti secondo un piano di rientro. I requisiti per accedere al piano del consumatore sono i seguenti:

  • Il Debitore deve rientrare nelle categorie escluse dalle procedure concorsuali previste nella legge fallimentare (ossia consumatori, artigiani, professionisti, ecc.).
  • Il Debitore non deve aver usufruito di tale stessa procedura nei 5 anni precedenti.
  • Il Debitore non deve aver subito la risoluzione, revoca o cessazione degli effetti del Piano del Consumatore.
  • Possesso di documentazione che consente di ricostruire compiutamente la propria situazione economica e patrimoniale.

Liquidazione del patrimonio

Quando non è possibile agire attraverso il Piano del Consumatore, si può ricorrere alla liquidazione del patrimonio, cioè della vendita di tutti i propri beni (ad eccezione di alcuni impignorabili) per raggiungere l’esdebitazione. Si può accedere a questa procedura anche se si è soggetti a procedura concorsuali diverse o se si è già fatto ricorso nei precedenti cinque anni al Piano del Consumatore o all’accordo con i Creditori (condizioni che invece non permettono di accedere alle altre due procedure).

Con la liquidazione si determina lo spossessamento dei beni del Debitore e si dà luogo all’accertamento del passivo tramite deposito di istanze di insinuazione dei Creditori.  Il progetto di stato passivo va poi comunicato dal liquidatore ai Creditori interessati che hanno quindici giorni per presentare eventuali osservazioni. Il liquidatore, entro 30 giorni dalla formazione dell’inventario, deve inoltre redigere un programma di liquidazione. Ha poi il potere di vendere i beni e di compiere gli altri atti necessari per la liquidazione del patrimonio del Debitore.

 

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